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Recensione: Arancia Meccanica


Arancia meccanica di Anthony Burgess

 « È un libro, - ho detto. - Signore, lei sta scrivendo un libro -. Ho fatto la volossa proprio roca. - Ho sempre nutrito la massima ammirazione per chi è in grado di scriver libri -. Poi ho guardato il foglio piú in alto e c'era il titolo «ARANCIA MECCANICA» e ho detto: - È un titolo piuttosto galuppo. Chi ha mai sentito parlare di un'arancia meccanica? - Poi ne ho letto un pezzo malenchino ad alta voce con una volossa molto sostenuta tipo predicatore... » "

BREVE TRAMA  

In Arancia Meccanica il nostro “umile narratore” Alex ci racconta la sua quotidianità, un’esistenza sospesa tra due identità. Di giorno è un figlio qualunque con un passato burrascoso, incastrato nella routine domestica e nel controllo familiare. Di notte, però, si trasforma: con i suoi drughi attraversa la città tra ultraviolenza, esaltazione e un’idea malata di libertà.

Lo stile (ormai) unico

Arancia Meccanica ha una caratteristica ben precisa: é scritto in una lingua (Nadsat) inventata dall’autore Anthony Burgess. Questa tecnica si chiama glossopoiesi e nel romanzo Burgess utilizza un mix tra russo, gibberish e inglese. Alcuni critici e recensori definiscono Burgess uno dei pochi superstiti glottopoieti.

il film

Nel 1971 Stanley Kubrick ha deciso di riadattare cinematograficamente A Clockwork Orange di Anthony Burgess. Da qui deriva il titolo con cui oggi lo conosciamo oggi, Arancia Meccanica. Nelle prime edizioni italiane del libro, però, il titolo era stato tradotto come Arancia a orologeria.



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